Differences

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Una giornata al parco nazionale di Banff, Canada. Si potrebbe parlare della meraviglia di questo posto, del verde denso dei suoi boschi rigogliosi, delle montagne rocciose che con pareti verticali si innalzano come lame verso il cielo, delle nevi perenni lì ancora immobili sui picchi più alti, di qualche ghiacciaio che resiste ancora più su. La natura incontaminata, i cartelli che ti avvisano che proprio dove stai camminando, lì in mezzo al bosco per chilometri a piedi e a pendenze elevate, si, proprio quel posto non è il giardino in città, ma devi stare attento, sei a casa di orsi e addirittura di puma di montagna. “Non cercate di avvicinarli”… Come se ci fosse bisogno di dirlo!
Mentre scrivo seduta su una sedia con tanto di stemma del Canada, seduta di fronte ad un lago celeste, due scoiattoli, o forse due marmottine (si, non ci capisco molto), dicevo, queste due creature mi girano intorno ai piedi. 
In tutto questo contesto, quello che più mi ha impressionato non l’ho accennato sopra. 
Quello che più mi ha colpito è, come sempre, la gente.
 Rappresentata mentre camminiamo ogni nazione, dal Canada all’India, dalla Germania alla Cina, dal Giappone all’Arabia. Potrei continuare.

Capelli lunghi neri, con qualche filo argentato a dare corpo e verità ad una lunga treccia, felpa sportiva per coprirsi dal vento e a contrasto un coloratissimo sari, ricordo della tradizione indiana. Un paio di scarpe da ginnastica in pendant con la felpa, qualche figlio che corre avanti e indietro e gli immancabili genitori ultra settantenni. Si, gli indiani in Canada si sono tutti trasferiti qui con le famiglie al completo. Questo significa che a FortMc ti ritrovi con una ventina di vecchietti indiani tutti seduti intorno alla stessa panchina li al lago, tutte le sere, una tenerezza vederli! Avendo visto l’India e la povertà di quel paese, non ci vuole molto a capire che qui in Canada abbiano trovato l’oro, con stipendi dieci, anzi, credo proprio venti volte superiori a quelli di casa loro.
Loro invece sono tre, giovani sicuramente, il fisico e il look alla moda parla di giovani donne, molto affiatate, nascoste dietro un bel paio di occhiali da sole e nonostante gli abiti occidentali, un colorato velo islamico copre completamente testa e viso. Impossibile immaginare un sorriso, sebbene la risata sia costante e allegra. Questo scenario di normale quotidianità per me così anormale attira il mio sguardo. Il pensiero corre solo e incontrollato a come possa essere così diversa la vita, la curiosità a comprendere e indagare la mente di queste giovani donne e non riuscire a capire, a comprendere. Per non sembrare inopportuna distogli lo sguardo, ma c’è qualcosa nei loro gesti e nella, forse, paura recondita verso situazioni che non conosci bene, che ti fanno quasi inconsapevolmente rivolgerti verso di loro, ancora una volta. Salvo poi venire distolta da uno, due, tre, quattro figli che arrivano chiassosi intorno a loro. Poi ne arriva il quinto, ma anche un sesto e un settimo, tutti tra i due e i dieci anni. La felicità negli occhi. E ancora ecco li l’ottavo e il nono. Si, tre madri, nove figli ed un unico grande, per me incomprensibile dettaglio: un solo uomo.
Cambiamo luogo. Un altro lago, il vento leggero e a tratti impaziente tra i capelli, la riva sabbiosa e l’acqua limpida, al tramonto. Un fuoco, canti antichi, di voci maschili, profonde, canti sacri di uomini adulti e non disposti a cerchio davanti ai tizzoni ardenti, camicie bianche. Più in la le donne, alte, magre, con qualche marmocchio a cui badare e lunghissime e ampie gonne, tutte rigorosamente nere. Anche qui la sensazione è straniante e questa visione antica stride con la modernità che ti circonda, ma forse è solo l’effetto di non essere mai venuta a contatto diretto, se non che tramite qualche libro o qualche film, con una vera e propria rappresentanza di ebrei ortodossi, in vacanza.
Quanta normale e tranquilla diversità!
♦♦♦♦♦♦♦♦♦

A day at the Banff National Park, Canada. We could talk about the wonder of this place; the dense green of its lush forests; rocky mountains with vertical walls rise like blades into the sky; the eternal snows, there still motionless on the highest peaks; some glacier that resists even more on. The uncontaminated nature, the signs that warn you that where you’re walking through the woods for miles on foot and on steep slopes, it is not just that place in the garden in the city, but you have to be careful, you’re home of bears and even puma mountain. “Do not try to approach them” … As if there were any need to say it!

As I write sitting in a chair with an emblem of Canada, sitting in front of a blue lake, two squirrels, or maybe two little marmots (yes, I do not understand much!), I said, these two creatures run around my feet. In this context, what impressed me most it is not mentioned above. What most impressed me is, as always, the people. Represented as we go every nation, from Canada to India, from Germany to China, Japan, Arabia. I could go on.

Long hair blacks, with some silver thread to give body and truth to a long braid, sporty jacket to hedge against the wind and in contrast to a colorful sari, a remembreance of the Indian tradition. A pair of sneakers match the jacket, some child who runs back and forth and the inevitable parents over seventies. Yes, the Indians in Canada have all relocated here with their entire families. This means that in FortMc, where I live now,  you often can find about  twenty of old Indians all sitting around the same bench near  the lake, every afternoon, a tenderness to see them! Having seen India and poverty of that country, it does not take long to realize that here in Canada they have found gold, with salaries ten or even, I think, twenty times higher than those of their home.

They instead are certainly three young people, physical and trendy look refer to young women, very close-knit, hidden behind a nice pair of sunglasses and, despite Western clothes, a colorful Islamic veil completely covers the head and face. Impossible to imagine a smile, though the laughter is constant and cheerful. This scenario of normal everyday life, for me so abnormal, attracts my attention. Thoughts run alone and uncontrolled on how it can be so different the life, the curiosity to understand and investigate the minds of these young women and not being able to understand, to comprehend. Not to seem inopportune you look away, but there is something in their gestures and, perhaps, hidden fear of situations that you do not know, that I almost unconsciously look toward them once again. Except then be diverted from one, two, three, four children who arrive rowdy around them. Then it comes the fifth, but also a sixth and a seventh, all between two and ten years. The happiness in their eyes. And yet there it is the eighth and the ninth. Yes, three mothers, nine children and one big, incomprehensible (to me) detail: only one man.

We change place. Another lake, the light and sometimes impatiently wind through the hair, the sandy shore and clear water at dusk. A fire, ancient chants, male deep voice and holy songs of adult and younger men arranged in a circle in front of the burning embers, white shirts. Further on women, tall, slim, with some kid to take care of and long and wide skirts, all completely black. Here, too, the feeling is alienating, this ancient view contrasts with the modernity that surrounds you, but maybe it’s just the effect of never come in direct contact, except that through a good book or a movie, with a real representation Orthodox Jews, on vacation.

How many normal and peaceful differences!

♦♦♦♦♦♦♦♦♦

Thanks for reading (and sorry for my poor English)!

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